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Slogan & Spot
Progetto Mongo
(Italy)

 

Special Projects
Progetti Speciali

Completa Mente - ASSOCIAZIONE CULTURALE
Progetto Mongo


Il Progetto Mongo nasce da una volontà di cambiamento, un’idea dell’Associazione Culturale Completa Mente che ha concretizzato la convergenza tra il sentimento di un vivere più sostenibile, rispettoso degli spazi comuni in cui tutti viviamo, e il bisogno di recuperare quella creatività e quella fantasia sepolta tra le pieghe dei ricordi d’infanzia.
Il Progetto Mongo non è arte, non è design, ma con essi si confonde, si specchia e si interseca in un gioco di rapporti ora vicini, ora lontani. Il Progetto Mongo è gioco, appunto. Desiderio di confrontarsi, con se stessi prima che con gli altri, di rintracciare nella propria manualità quel sentimento di spontaneità e di fantasia ludica smarrita nel farsi adulto. Il riciclo creativo, il riutilizzo dei materiali attuato attraverso una decontestualizzazione e la successiva creazione in nuove forme o nuovi oggetti è una risposta concreta e diversa alla delicata questione del rispetto dell’ambiente e la salvaguardia di tutti quegli spazi che ci appartengono soltanto nel tempo che ne fruiamo.
Ma il Progetto Mongo è anche espressione di una scelta alternativa rispetto ad un consolidato sistema di consumo e soffocamento della società moderna. Il consumismo selvaggio annulla ogni possibilità di scelta e forzatamente impone delle condotte automatiche che si dissolvono attraverso il recupero di una coscienza personale e di un fare soggettivo, unico. Per questo attraverso questo progetto si è cercato di contribuire a stimolare quella creatività, che in modi diversi, è presente in ognuno di noi. La creatività ci libera dalle restrizioni dei comportamenti consolidati, esprime le nostre esigenze, manifesta il bisogno di partecipazione.
Completa Mente ha promosso l’incontro tra le persone e i materiali oltre che tra le persone stesse, tra le loro creatività, promuovendo altresì un processo di socializzazione e di convivialità secondo l’eccezione di Ivan Illich che ha sempre sostenuto l’idea di un uomo che non fosse solo arido consumatore di beni e servizi ma piuttosto un’ essere libero di manipolare gli oggetti che gli stanno attorno, per poterli modellare in conformità al proprio gusto e servirsene con gli altri e per gli altri.
Il Progetto Mongo è aperto all’uso di qualsiasi materiale ma è stato pensato per quelle materie, quali carta, alluminio, plastica e vetro, che con più forza rientrano nell’immaginario collettivo degli oggetti da riciclare, per evidenziare ancora una volta l’importanza della quotidianità, perché soltanto attraverso il recupero di stili di vita differenti, durante i nostri comunissimi giorni, si può sperare di osservare in futuro una realtà diversa.
La parola Mongo è essa stessa espressione di una diversità, manifestazione di un riutilizzo, è il linguaggio che viene riciclato, reinventato ad esprimere qualcosa di nuovo; perché esattamente come i materiali che affollano la nostra quotidianità anche la parola di per sé è viva, predisposta al cambiamento, al rinnovamento. Mongo è una parola estranea ai comuni dizionari, si tratta di un neologismo americano, coniato a New York per la precisione, come ci dice Ted Botha che nel suo romanzo Mongo ne da una definizione che si concretizza in immagini di quotidiana abitudine: “Mongo: oggetto buttato via e poi recuperato. Potrebbe sembrare francese, africano, cinese ma invece è slang americano, è una parola coniata a New York per definire gli oggetti che dopo essere stati buttati via vengono raccolti, ritrovati, salvati”.
Il Progetto Mongo, in definitiva, nei suoi aspetti più concreti, si attua attraverso la realizzazione di oggetti di uso comune ma la cui sostanza, la cui usabilità, appunto, si perde nell’elaborazione di codici geometrici nuovi e si annulla nell’eleganza dell’elaborato, nella ricerca estetica che punta al bello come espressione più alta del gioco delle forme e dei materiali.

Progetto Mongo

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