IN NATURA
Gianluca Marziani
Riflessioni contemporanee sulla natura
L’ecosistema è un argomento di complessa discussione, difficile da circoscrivere in modo omogeneo, legato a molteplici dinamiche che mescolano il piano etico agli interessi politici ed economici. La natura sta cambiando il suo aspetto, nessun dubbio in merito, e la spiegazione non ha valenze mistiche o aliene. Si tratta della normale reazione che il paesaggio attua in conseguenza dei troppi abusi, operati ormai in forma sistematica e irrispettosa. La natura reagisce, adeguandosi agli inserti disomogenei, ai tagli penalizzanti, al costante avvelenamento delle sue particelle. Sul cosa fare in termini pratici sappiamo che l’educazione civile resta il punto determinante, l’assetto morale che offrirà salvezza o un definitivo epilogo del Pianeta. Sul piano degli stimoli può fare molto (anche) l’arte nelle sue ipotesi espressive. Può mostrare lo stato delle cose future, aprire squarci sulle conseguenze negative ma anche sui valori di una solida cultura ambientalista. L’artista visivo elabora lo scatto del pensiero attraverso l’estetica soppesata, visionaria, moltiplicatoria. Guarda il luogo dentro il luogo, l’anomalia e il plausibile, l’assurdo che orienta l’involuzione e l’eventuale evoluzione. L’artista che “vede” educa la visione etica attraverso la qualità e la potenza spiazzante dell’impatto estetico. Crea icone che devono essere più forti, più detonanti, più incisive del frammento reale da cui partono o a cui si riferiscono.
La natura contemporanea della riflessione
Le nuove generazioni di artisti finlandesi rappresentano una dimensione di peculiare attrattiva contemporanea. Hanno un carattere omogeneo che sta disegnando la genealogia di una plausibile estetica finlandese. Non si tratta di un gruppo d’avanguardia con manifesti e regolamenti, il tempo dei firmatari è ormai destinato ai soli libri di storia del Novecento. Semmai si tratta di tensioni omogenee che influiscono sulla formazione e formulazione del progetto. Esiste una comune qualità civile, un sistema di valori morali che plasma il carattere delle giovani generazioni nate in Finlandia. Fateci caso, il panorama artistico mondiale sta adottando una strategia di globalizzazione linguistica, costruendo sistemi di valori che si riferiscono a visioni transnazionali, slegate dallo specifico di un contesto locale. Difficile parlare di un cuore immediatamente riconoscibile dell’odierna arte americana, francese o tedesca. Molto più semplice riscontrare un humus collettivo in Giappone o India, nazioni dove il rapporto con la natura è ancora al centro del mondo interiore. Accade così anche in Finlandia, paese esemplare nel rapporto sanato col paesaggio, bacino di nuovi talenti che nella fotografia sta rintracciando lo scatto per la maturazione iconografica. Si parla di scuola finlandese solo in questi termini, per sottolineare un certo approccio verso il reale, un metodo estetico dove il paesaggio diviene l’urgenza impellente, il luogo del conflitto e dell’avanzamento, la geografia di maturazione individuale e collettiva.
Notavo anche la valenza tecnologica del loro approccio linguistico. In realtà l’utilizzo dei mezzi evoluti ha per i finlandesi qualcosa di ascetico e interiore, come se l’attrazione per lo strumento fosse il volano morale verso una sintesi del reale, una preghiera visiva in cui l’opera si aggira attorno alle evidenze del sacro. Riscontro tra gli autori finlandesi quella passione attrattiva per il nuovo che è carattere della nostra epoca. Empatia a cui contribuisce una cultura politica che punta seriamente su progresso tecnologico e ricerca. Al contempo, la loro fascinazione per l’impatto elettronico non sfocia nel mero massimalismo digitale, nel manierismo con cui la tecnologia vizia l’utente senza talento. In Finlandia sta crescendo una proposta fotografica con personalità non comuni, così come il video sta evidenziando alcuni nomi che dalla promessa sono passati alla maturità internazionale (Eija-Liisa Ahtila ed Elina Brotherus, tanto per fare due nomi). Il messaggio appare chiaro: non c’è nulla di meglio della fotografia o del video per catturare la spiritualità evocativa di un paesaggio mutante. Si spiega così il legame tra certi mezzi espressivi e un target geografico che vive dove la luce è dono prezioso, raro ma proprio per questo una chimera per amatori speciali.
Un altro fattore torna come diapason tra i nostri autori: il campo lungo delle inquadrature. Una visione aperta e comprensiva, generosa nel suo disporsi rispetto al mondo. L’immagine si allarga per catturare luce, inondarsi di orizzonti e cieli, fino a mescolarsi organicamente con la stessa pelle della natura. Vivere diversi mesi all’anno senza sole, in balia della pochissima luce d’atmosfera, significa plasmare il proprio carattere, l’approccio emotivo, la metodologia relazionale. Ho passato diversi giorni ad Helsinki, sia durante periodi invernali che primaverili, riscontrando una forma luminosa che non ha nessun legame con la fisionomia mediterranea a cui siamo abituati. In un luogo dove il sole diviene prezioso nella sua prolungata assenza, ecco che l’artista tende ad aprire l’inquadratura in maniera ampia, catturando la luce dovunque sia possibile, osando con lo sguardo verso l’ignoto della lontananza. Le distanze che per noi sono il mistero si trasformano nel completamento che la vicinanza non sempre offre. Per noi “sudisti” tutto è in apparenza stravolto ma solo perché ragioniamo con il “vizio” (sublime) della luce mediterranea. Per un artista finlandese l’arte è una necessità ossigenante che parla con la valenza demiurgica della natura. Una natura che è sintesi di crudeltà e mistero. Una natura che spinge le opere oltre la consolidata purezza dei luoghi narrati, portando la realtà verso una morbida geografia onirica.
Ilkka Halso, Janne Lehtinen, Jorma Puranen: tre autori che usano la qualità fotografica in maniera sensibile e pluridirezionale. Tre connessioni con una natura dove vincono lo sguardo stupito e la trasgressione meteorologica, dove non esiste compromesso, dove la visione è un atto di forza.
Ilkka Halso sta elaborando un complesso e utopico sistema di salvataggio della natura. La sua analisi riguarda i temi tristemente noti degli anni recenti, quelli che toccano la lenta distruzione del paesaggio per cause artificiali. L’artista si ingegna così nella costruzione di strutture difensive che vorrebbero salvaguardare brandelli di luoghi come alcuni girasoli, singoli alberi, un pezzo di roccia, la porzione di un tronco. “Restoration” racconta le installazioni reali che risaltano nell’ambiente per tutelare frammenti minimi dal robusto valore simbolico. L’impegno da costruttore utopico emerge dalla calibrata semplicità degli elementi, dalle imprecisioni dei telai, dalle pareti morbide in stile serra. Lo scatto ulteriore arriva con le luci che filtrano dai muri semitrasparenti, evocando spettri apocalittici e un’incombenza di pericolo che qui trova la sua rigorosa rappresentazione. La scenografia scultorea si installa nel mondo vero per giocare sulle paure indotte, sul terrore che il cinema e la televisione hanno infuso nei nostri sguardi. Il restauro della natura si pone allora come gesto liberatorio, un’azione poetica dove le serre di soccorso lanciano il messaggio della sfida umana. Singoli uomini che salvano singoli pezzi di paesaggio, un metodo che riparte dalla base per dare al mondo una risposta pratica con eleganti tocchi utopici. |
Restoration 11 – Restoration
2005
C-print, diasec or white glass
cm 100 x 130
Edizione di 6
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Cube – inside
2004
C-print, diasec or white glass
cm 100 x 127
dizione di 6 |
Cube – outside
2004
C-print, diasec or white glass
cm 100 x 127
Edizione di 6 |
Untitled (3) – Restoration
2000
C-print, diasec or white glass
cm 100 x 127
Edizione di 6 |
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