Adamo Modesto
Roma (Italy)

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In Contest / Sculptures
In Concorso / Scultura |
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LE CARTOSTRUTTURE
Modesto con i cartoni compone rilievi, assemblaggi, scatole-sculture, libri-oggetto, paesaggi urbani o composizioni astratte; irradianti, a nido d’ape, o labirintiche, a segmenti. Del cartone conserva in genere il colore, così simile a quello dell’abbandonata ceramica, ma a volte lo ricopre, con vernice bianca o addirittura aurea, non tanto in omaggio al maxi orafo Pomodoro quanto forse per significare il miracolo di trasformazione di ogni opus alchemica.
Col cartone risolve anche problemi pratici. La fragilità, il peso, il costo dei trasporti. E ne lascia bene in vista il gioco interno, quello delle pieghettature che imbottiscono le superfici.
Perché il cartone da imballo è “armato”, proprio come il cemento delle costruzioni, ma tautologicamente armato di cartone. E queste sfrangiature di ombre, che orlano i contorni delle sagome, evidenziando l’apertura dei tunnel dell’interna ondulazione,. La rivelazione del gioco di pieni e vuoti, la confessione di ciò che in genere rimane nascosto dall’epidermide, la visibilità delle interiora, il tutto grazie al taglio netto. Procurato ora da Modesto sui cartoni con lame, come allora sull’argilla con filo di ferro.
Ma prima di giungere ai cartoni, questo artista aveva sperimentato su molte materie, anche sul tradizionale marmo (si vedano i suoi pannelli per la Direzione dell’INPS, all’EUR) prima che il processo di, diremo, democratizzazione delle materie, di riabilitazione antiaccademica dei media quotidiani, lo allontanasse dalla pietra come dalla terra. In un certo senso, ciò che egli oggi usa ha sommato due tra i suoi primi alterni interessi: la carta di giornale e la terra
Non può quindi sorprendere che poi, dagli anni Ottanta, Modesto sia stato un pioniere della digital art. Creò cortocircuiti tra forme di architetture urbane e forme alfabetiche, e ritrovò nelle corrosioni dei muri che andava golosamente fotografando e poi digitando sul suo schermo, non solo i valori materici della perduta ceramica, ma curiose inconsce emersioni di anonime paleoscritture.
Tuttavia, la digital art metteva a tacere la sua ricca manualità plasticatrice. Ecco allora che l’uso del cartone ha riscattato le possibilità del tocco formatore, e insomma del gesto. Un ritorno diverso, personale, conclusivo, ai valori su cui si era addestrato nella sua giovinezza.
Mirella Bentivoglio
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Le Cartostrutture
2009
cm 155x112x9
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